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Centro storico, cambia l’organizzazione dei servizi sociali: più presidio sul territorio e nuova fase di monitoraggio

Parte da vico Croce Bianca una riorganizzazione dei servizi sociali e sociosanitari che coinvolge Comune, Municipio, Azienda sanitaria locale e residenti. L’obiettivo dichiarato è migliorare la presa in carico delle persone più fragili e rendere più equilibrata la convivenza nel quartiere

Nel centro storico di Genova prende forma una nuova organizzazione dei servizi sociali e sociosanitari, con un primo punto di applicazione nell’area di vico Croce Bianca. Il Comune parla di conclusione della prima fase di sperimentazione e di avvio di un modello costruito attraverso il confronto tra amministrazione, Municipio, Azienda sanitaria locale e cittadini, con l’idea di rendere più efficace la presenza sul territorio e di intervenire in modo più ordinato sulle fragilità che si concentrano in questa parte della città.

Il cambiamento più immediato riguarda la presenza dell’unità mobile dell’Azienda sanitaria locale, che sarà rafforzata nella zona tra il Ghetto e via Prè. La scelta è quella di aumentare la continuità del presidio, con passaggi dal lunedì al giovedì nel pomeriggio e il venerdì in orario serale. Nelle intenzioni dell’amministrazione, questa nuova scansione dovrebbe consentire un contatto più costante con le persone in difficoltà e un orientamento più preciso verso i percorsi di cura, in particolare verso il Servizio per le dipendenze patologiche. In questo lavoro sarà coinvolta anche l’unità educativa di strada del Comune, chiamata a favorire l’accompagnamento verso un punto dedicato al segretariato sociale e all’accoglienza.

La sindaca Silvia Salis lega questa riorganizzazione a una richiesta arrivata in modo netto dai residenti della zona, che da tempo segnalano problemi di equilibrio e convivenza. Nel suo ragionamento, la questione non viene letta come un’alternativa tra tutela della fragilità e qualità della vita del quartiere, ma come un tentativo di tenere insieme entrambi i piani. Da una parte la presa in carico delle persone più vulnerabili, dall’altra il diritto di chi abita nel centro storico a vivere gli spazi del quartiere in condizioni più sostenibili. Per la sindaca, il metodo seguito fin qui ha mostrato che il confronto costante tra istituzioni e cittadini può produrre assetti più aderenti ai bisogni reali del territorio.

Nel nuovo assetto rientra anche il servizio drop in di vico Croce Bianca, gestito dalla cooperativa Afet Aquilone e rivolto a persone senza dimora o in condizioni di forte fragilità. Il servizio resterà attivo in via sperimentale almeno fino a settembre, ma con un orario ridotto, dalle 9 alle 15. In quella fascia saranno comunque garantiti accoglienza di base, docce e kit per l’igiene personale. Nello stesso orario saranno presenti anche medici volontari che offriranno prestazioni ambulatoriali non solo agli utenti del drop in ma, viene precisato, anche alla cittadinanza. Il Comune sottolinea inoltre la volontà di rendere molto chiari orari e tipologia dei servizi, proprio per limitare ambiguità e tensioni.

L’assessora al Welfare Cristina Lodi presenta il risultato come il frutto di una collaborazione stabile con il Municipio I Centro Est e di un confronto più continuo con i residenti e i loro rappresentanti. La linea indicata è quella di un sistema capace di dare risposte più rapide, ma anche di adattarsi nel tempo grazie al monitoraggio quotidiano e all’ascolto del territorio. Nel suo intervento, Lodi insiste sul fatto che la convivenza resta un diritto dei residenti e che proprio per questo il modello dovrà essere seguito e corretto strada facendo, senza considerarlo definitivo.

Sulla stessa linea la presidente del Municipio I Centro Est Simona Cosso, che inserisce questa fase dentro un percorso più ampio di riqualificazione urbana e sociale. Il passaggio che viene sottolineato è il tentativo di riportare vivibilità in un’area del centro storico dove da tempo si concentrano criticità complesse, mantenendo però una risposta sociosanitaria per la popolazione più fragile. Cosso richiama anche il lavoro integrato con Amiu e polizia locale e cita come segnale concreto la presenza di professionisti dell’unità mobile di strada in piazza Santa Fede, accanto al Municipio.

L’intero sistema, viene spiegato, è stato ripensato anche per evitare sovrapposizioni con gli orari scolastici e ridurre le situazioni di affollamento, mentre una parte delle attività è ancora in fase di redistribuzione sul territorio. La sperimentazione andrà avanti con un controllo quotidiano e con momenti di verifica ogni venti giorni insieme ai rappresentanti dei cittadini e al Municipio. Sarà in quella sede che il nuovo assetto verrà misurato nei suoi effetti concreti e, se necessario, corretto. Il punto, per il Comune, non è quindi chiudere un capitolo, ma aprire una fase di gestione più stretta e condivisa di una delle aree più delicate del centro storico.


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